August 19, 2026
Host
Benvenuti a questa prima puntata del nostro viaggio nel Summertime Blues Festival. Oggi torniamo all’estate del 1994, tra l’8 e il 10 agosto, quando ad Alcamo è nato tutto. Un’aria carica di attesa, salsedine e un ritmo che veniva da lontano, dal Delta del Mississippi, ma che qui, nel cuore del Mediterraneo, ha trovato una seconda casa.
Guest
Già, e se chiudi gli occhi riesci quasi a sentire quel vento estivo che accarezzava la piazza. Un vento che portava con sé le prime note di una chitarra elettrica, un accordo aperto che vibrava nell’aria. Era la promessa di qualcosa di nuovo.
Host
E infatti, per capire come sia stato possibile portare la grande musica afroamericana in una cittadina siciliana, dobbiamo fare un passo indietro. Dietro a tutto c’era l’Associazione Brass Group di Alcamo, e tre nomi che meritano di essere ricordati: Enrico Cassarà, Francesco Campo e Vincenzo Renda.
Guest
Tre pionieri con una visione. Non si trattava solo di organizzare concerti, ma di un’operazione culturale vera e propria. Loro hanno creduto che la Sicilia potesse dialogare con i grandi circuiti del blues internazionale. E sai cosa? Avevano ragione.
Host
Lunedì 8 agosto 1994, si parte. Ad aprire il palco sono i Post Blue Band, una formazione locale che ha l’onore di scaldare le valvole. E subito dopo, ecco un colosso del blues italiano: la Roberto Ciotti Blues Band.
Guest
Ah, Roberto Ciotti! Romano, classe 1953, un chitarrista che ha dimostrato che il blues si può parlare benissimo in italiano. Il suo tocco sulla sei corde era pulito, graffiante, inconfondibile. Molti lo ricordano per le colonne sonore di film come Marrakech Express.
Host
E il suo cavallo di battaglia? Senza dubbio No More Blue. Un brano manifesto in cui la sua chitarra slide piange ed esulta insieme. Quella sera ad Alcamo, Ciotti ha incantato tutti. E ora, se mettiamo in sottofondo proprio quella slide guitar lenta e ritmica, possiamo quasi immaginare la scena.
Guest
Sì, e pensa che il blues non è solo tristezza, ma liberazione purissima. Ciotti lo sapeva bene. E il pubblico di Alcamo quella sera ha capito che non era un semplice concerto, ma un rito.
Host
Il giorno dopo, martedì 9 agosto, la temperatura sale ancora. La serata si apre con i Walkin’ The Blues, un’altra realtà fondamentale per la scena locale. E poi tocca agli ospiti internazionali: la A.C. Humphrey & C. Christl Band.
Guest
Albert C. Humphrey, un cantante e performer afroamericano adottato dall’Europa. La sua voce era potente come un organo da chiesa, capace di trasformare la piazza in un club di Chicago. Il suo cavallo di battaglia, Everyday I Have the Blues, era una reinterpretazione viscerale.
Host
E mentre parliamo, possiamo immaginare il suono degli applausi della folla in piazza che sfumano, e poi la musica che cambia. Perché ogni artista portava un’atmosfera diversa, e la colonna sonora del festival si trasformava di sera in sera.
Guest
È vero. Humphrey portava il blues classico venato di gospel e soul. E quella notte, Alcamo è diventata per un attimo un crocevia di culture. La musica afroamericana si mescolava al vento del Mediterraneo.
Host
Arriviamo così a mercoledì 10 agosto, la serata finale. Ad aprire sono i Phlebo Blues Band, ma l’aria è elettrica per l’arrivo dell’ultimo grande protagonista: la Andy J. Forest Blues Band.
Guest
Andy J. Forest, una forza della natura. Nato nello stato di Washington ma cresciuto nei club di New Orleans, è uno dei più grandi virtuosi dell’armonica blues al mondo. Sul palco era uno showman totale: saltava, sudava, soffiava nell’armonica fino a sfinirsi.
Host
E la sua armonica sembrava letteralmente parlare. Il suo cavallo di battaglia? Live It Up, travolgente, e poi gli assoli acrobatici in Sunday Morning Blues. Se chiudiamo gli occhi e mettiamo in sottofondo un’armonica blues veloce e selvaggia, possiamo rivivere quella notte.
Guest
Ah, Sunday Morning Blues! Quella notte del 10 agosto 1994, Andy J. Forest ha chiuso la prima edizione lasciando la piazza senza fiato e con le orecchie che fischiavano di gioia. E pensare che era solo l’inizio.
Host
Tre giorni, sei band, centinaia di persone. La scommessa di Cassarà, Campo, Renda e di tutta l’Associazione Brass Group era vinta. Il primo mattone di una cattedrale di musica era stato posato. E nessuno, quella sera, poteva immaginare che sarebbe durata 27 edizioni.
Guest
È incredibile come un sogno nato dalla passione possa diventare una storia così lunga. E tutto è cominciato con quel vento d’estate, quelle chitarre, quelle armoniche. La musica che cambiava ad ogni artista, come una colonna sonora che si evolveva.
Host
Grazie per aver ascoltato questa prima puntata. Nel prossimo episodio vi porteremo nel 1995, per una seconda edizione estesa a sei serate tra ritmi afroamericani, fusion ed eleganza pura. Continuate a seguirci, e ricordate: Our Soul, Our Blues. Alla prossima!
Guest
E non dimenticate di chiudere gli occhi ogni tanto, per sentire ancora quel vento e quelle note. È un viaggio che continua.